LA PAROLA AI NOSTRI MERCHANT: HERA

Roberto Rossetti Gruppo Hera
Roberto Rossetti, DCAFC – Finanza
Responsabile Gestione Coperture Finanziarie HERA S.p.A.
Buongiorno Roberto, che aria si respira in Hera? E quanto siete “digitali”?

Vi sono un po’ di preconcetti sul mondo delle utilities eh?
A volte ci si ferma ad osservare solo la punta dell’iceberg ma, se si va in profondità, si rimane stupiti nel vedere quanta tecnologia venga impiegata nel settore.
Hera è una realtà particolarmente dinamica ed è stata costituita con un una mission che poneva l’innovazione nel suo “dna”.
Vogliamo essere la migliore multiutility italiana per i suoi clienti, i lavoratori e gli azionisti, attraverso lo sviluppo di un originale modello di impresa capace di innovazione e di forte radicamento territoriale, nel rispetto dell’ambiente. Direi che la digitalizzazione è un pilastro della nostra quotidianità, oltre che del piano industriale: dalla e-mobility, allo sviluppo delle smartcities e degli smartgrid, passando per l’offerta delle diverse mobile app a disposizione dei clienti del gruppo (MyHera, Acquologo, Rifiutologo, etc.)

Diamo una dimensione all’azienda con un dato di pubblico dominio: quanto avete fatturato lo scorso anno?

Hera ha chiuso l’esercizio 2018 con un fatturato in crescita dell’8% a 6.626 Eur/mln.

In questi ultimi anni gli strumenti di pagamento online hanno rafforzato la loro “dignità” quando, durante gli eventi di settori, li hanno definiti un “touch point” rilevante nel processo di acquisto. Quale ventaglio di soluzioni proponete?

Hera ha un proprio approccio omnichannel e offre un ventaglio di metodi di pagamenti sia legati al mondo fisico che digitale. L’idea di base è proporre al cliente un vestito quanto più possibile “su misura” anche per il momento del pagamento.  In particolare, sui canali digital e mobile abbiamo fatto un percorso di implementazione di nuovi metodi di pagamento “smart”.  Tra i pagamenti digitali di natura “bancaria” (IBAN Based) abbiamo introdotto il Click&Pay, CBILL, il Virtual Account (UniCredit), MyBank e Jiffy (Bancomat Pay).  Tra i wallet di pagamento basati su carte di credito (Card based) invece abbiamo adottato Masterpass, Amazon Pay ed Apple Pay.

Nel dialogo con alcuni suoi colleghi, mi stato detto che sono sempre alla ricerca di pagamenti innovativi da proporre alla propria utenza. Perché mettete in campo così tanti metodi diversi?

Diciamo che da un lato, dopo anni di relativa calma, il mercato dei pagamenti sta vivendo un vero e proprio rinascimento in termini di tecnologia, offerte e soluzioni.  Dall’altro lato, il cliente finale è sempre più esigente, consapevole e libero di scegliere le modalità di pagamento a lui più adatte in termini di user experience, tempi e costi. In particolare le generazioni «Y» e «Z» (ovvero i digital native) sono sempre più connesse e disruptive e si affacciano allo spending e al consumo di beni e servizi con nuovi paradigmi e modalità. Una multiutility non può pensare di rimanere ancorata agli schemi consueti ma deve innovare anche sul fronte dei pagamenti.

Quali caratteristiche ricercate e valutate prima di proporre una soluzione (di pagamento) aggiuntiva?

Prendiamo in considerazione diversi fattori, dalla potenziale penetrazione dello strumento al “fit” con la nostra base clienti, senza scordare i costi per l’azienda in termini di commissioni ed implementazione. Penso che invece il cliente ragioni in termini di user experience, tempo e costi. Potenzialmente il processo di pagamento end-to-end non deve durare più di dieci secondi e non aver costi o commissioni per il cliente.

La bolletta di Hera si paga anche con MyBank. Da chi viene utilizzato e quali vantaggi ha?

MyBank è un servizio utilizzato sia dai nostri clienti retail che da aziende, alternativo alle carte di credito. Grazie a MyBank i clienti del gruppo Hera possono pagare facilmente le loro bollette con bonifici SEPA, tramite il loro sistema abituale di online banking. Dalla pagina web del servizio clienti Hera o da mobile con l’appMyHera, al momento del pagamento i clienti saranno direttamente indirizzati al portale del loro online o mobile banking dove, troveranno, per approvazione, il bonifico preimpostato contenente tutti i dettagli del pagamento ad Hera. MyBank garantisce, la conferma real-time dell’avvenuto pagamento per cliente ed Hera e la velocizzazione dei processi di riconciliazione 100% automatica con annessa e ulteriore riduzione del rischio frodi.

Storicamente finanza e marketing non vanno molto a braccetto. I primi sono quelli più “inquadrati” e che fanno le pulci alle richieste di budget dei secondi che, solitamente, sono più “creativi”. Eppure, a diversi convegni legati al mondo dell’e-commerce ma anche della comunicazione, hanno cominciato a fare capolino tesorieri, CFO, finance manager. I due mondi si stanno contaminando?

Tutti i mondi professionali si stanno contaminando, non solo il mondo della Finanza ed e-commerce o marketing. Personalmente sono convinto che la tecnologia e la digitalizzazione stiano cambiando molte regole del gioco. Nelle aziende, servono sempre più team interfunzionali, processi smart, organizzazioni lean e veloci. Le competenze, soggette sempre più ad una breve obsolescenza, diventano più orizzontali, o meglio a forma di “T”. Da un lato sono importanti le competenze verticali, ma vanno messe a disposizione nell’ambito di un’organizzazione o di un processo e quindi in “orizzontale”.

Facciamo un passo indietro. Che mestiere fa il “finance manager”?

Il Finance Manager si occupa di diversi aspetti. Un’area di focus è il funding, ovvero assicurare i fabbisogni finanziari a medio lungo termine dell’azienda, tramite la ricerca di strumenti di finanziamento competitivi in termini di durata, costo e size. Senza un’adeguata programmazione del funding, non si possono prendere decisioni a medio termine. Un’altra area di approfondimento è quella dei pagamenti e degli incassi ovvero quella che personalmente chiamo la “logistica efficiente” dei flussi di cassa. Come già indicato prima, in Hera cerchiamo di capire se possiamo migliorare strumenti, processi e sistemi a supporto del ciclo attivo e passivo dell’azienda.

Un responsabile di comunicazione o un pubblicitario sognano un messaggio o una campagna che lasci il segno. Che cosa sogna invece un finance manager?

Più che un sogno direi che il mantra a cui tendere per un finance manager sia vivere la quotidianità al meglio, guardando al futuro con serenità e ottimismo, in ogni condizione “metereologica”. Ovvero un finance manager dovrebbe fare in modo che l’azienda disponga sempre delle risorse finanziarie adeguate per tutti gli scenari di medio e lungo termine, sia per gestire gli investimenti ordinari del business che per eventuali acquisizioni. Considerando che le condizioni del mercato finanziario e bancario cambiano repentinamente e combinando questi continui cambiamenti esogeni con tutte le diverse scelte strategiche che per sua natura ogni azienda intraprende, un finance manager ha sempre nuove sfide quotidiane da intraprendere.

Come rimane (professionalmente) informato/formato?

Uso un mix di fonti e canali. Anche qui scegliendo sia digitale che analogico: più che il contenitore scelgo il contenuto. Spazio dai quotidiani e riviste di settore agli ebook o i social network, in particolare Linkedin.  Da alcuni anni sto anche frequentando diversi webinar sull’innovazione digitale su una piattaforma professionale di una importante università italiana. È un metodo efficiente e possiamo dire “a kilometro zero” perché permette di arricchirsi di nuove competenze senza muoversi dall’ufficio o da casa.  Tuttavia, gli strumenti che ultimamente mi stanno dando particolare soddisfazione sono gli audiolibri. Con un paio di airpods possono essere ascoltati dovunque e quindi permettono di fare proprio un contenuto ragionevolmente lungo in diverse condizioni e situazioni.

19 Apr 2019

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