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Ecommerce e non solo: orientarsi tra IA e algoritmi

Ecommerce e non solo: orientarsi tra IA e algoritmi

Giacomo Venir

Autore, storyteller, esperto del rapporto tra etica e nuove tecnologie

 

A proposito del nostro guest: Giacomo Venir

Una laurea in Management e Design dei Servizi in una mano, il Premio “Impresa Saggia” nell’altra. Classe 1999, Giacomo Venir è una delle voci più promettenti della nuova generazione che indaga il rapporto tra tecnologia e società. Dopo la laurea magistrale all’Università Bicocca di Milano, traduce la sua passione per la scrittura e la ricerca in un percorso originale: la sua tesi sull’etica nell’era dell’Intelligenza Artificiale non solo viene premiata da Guerini Editore, ma diventa il primo tassello di un vero e proprio libro, “Dilemma Digitale”, in uscita il 28 novembre 2025.

Durante il tuo percorso hai spesso unito l’analisi etica alla narrazione: esiste un episodio, un incontro o una scoperta che ha cambiato il tuo sguardo sull’intelligenza artificiale?

Più di uno, e tutti arrivati in momenti in cui non me li aspettavo.
Il primo risale al 2022, quando scrivevo la mia tesi triennale sulle BCI, le interfacce cervello-computer: non studiavo neuroscienze, venivo da un percorso in comunicazione, eppure mi ritrovai davanti a un tema che sembrava uscito dalla fantascienza. Per me l’IA era quella dei videogiochi – prevedibile, goffa – o quella di assistenti vocali come Alexa. Le BCI invece mi costrinsero a un salto: l’idea che un segnale elettrico e un algoritmo potessero diventare “ponte” tra pensiero e azione mi fece percepire per la prima volta l’IA come qualcosa di umano, nel bene e nel male.

Poi arrivò un altro momento, all’inizio del 2024. Mi chiesero, quasi con una provocazione: “Sai cos’è il Machine Learning? Sai cos’è il Deep Learning?”. Arrossii. Lessi articoli divulgativi sul sito IBM e capii quanto poco sapessi davvero. Scoprii la XAI, l’intelligenza artificiale spiegabile, e compresi che non era solo questione di modelli o prestazioni: era questione di responsabilità, di cosa possiamo raccontare alle persone quando una decisione automatica le impatta.
Oggi quei concetti mi sembrano quasi banali, ma è proprio questo il punto: nel giro di un anno o due si può passare dall’ignoranza alla consapevolezza, dall’entusiasmo ingenuo alla domanda etica. Ed è lì che entra la narrazione: non per abbellire la tecnologia, ma per darle un contesto umano.

Nel tuo libro “Dilemma Digitale” racconti come l’IA sia diventata una nuova protagonista delle nostre storie quotidiane: qual è la domanda più urgente che dovremmo porci, oggi, sull’impatto della tecnologia nella nostra vita?

La domanda più urgente non è più “cosa può fare l’IA”, ma chi decide cosa l’IA deve diventare.
Viviamo un’accelerazione che non nasce dall’evoluzione naturale della ricerca, ma dal bisogno delle Big Tech di occupare anche il più piccolo spazio possibile, prima degli altri. È una corsa dove le metriche sono investimenti, brevetti, data center, partnership – e non sempre i bisogni reali delle persone. Quando centinaia di miliardi confluiscono su pochi attori, il rischio non è solo tecnico: è politico, sociale, culturale.

Mi spaventa l’idea che la tecnologia che abiterà le nostre università, i tribunali, le aziende e perfino le famiglie possa essere progettata e governata da un numero sempre più ristretto di aziende (e individui). Non è fantascienza: è una forma di oligarchia digitale che rischia di diventare invisibile perché la percepiamo come progresso inevitabile.
La domanda, quindi, è: come garantiamo che l’IA rimanga uno spazio democratico  accessibile, controllabile, pluralistico  e non solo uno strumento nelle mani di pochi?
Se non ci rispondiamo adesso, rischiamo di farlo quando le scelte saranno già state prese per noi.

Come soluzione di pagamento MyBank, ci interfacciamo ogni giorno con aziende che vendono online e insieme a te vorremmo fornire alcune indicazioni utili. Innanzitutto, quali benefici immediati porta l’IA in ambito e-commerce?

L’IA fa la differenza quando aiuta i clienti a trovare subito il prodotto giusto, risponde alle domande senza attese e ottimizza prezzi e scorte, così conversioni e margini migliorano nei punti critici del percorso d’acquisto. In pratica, “raccomandazioni su misura” e “assistenti conversazionali” integrati nelle schede prodotto e nel carrello sbloccano vendite e riducono abbandoni, mentre il “forecast” delle scorte limita out‑of‑stock e sprechi operativi.

Due mosse che potrebbero funzionare da qui ai prossimi mesi: aggiornate la pagina più trafficata con consigli che si adattano a chi guarda e una mini‑chat che risponde al volo su consegna e resi; poi usiamo le previsioni per attivare solo dove ha senso i promemoria “torna disponibile”, le proposte “ti può servire anche” e i pacchetti; ogni settimana controlliamo tre numeri semplici: quante visite diventano acquisti, quanto è lo scontrino medio e quante volte abbiamo detto “è finito”. Se serve una terza leva rapida, migliorare la ricerca interna con sinonimi “linguaggio cliente” (da analisi delle query) aumenta click‑to‑product e riduce ricerche a vuoto in pochi giorni.​

Cosa fare per rendere un sito, soprattutto ecommerce, più visibile online nell’era dell’IA?

Oggi contano anche le risposte sintetiche degli “answer engines” (sistemi che generano risposte in linguaggio naturale citando fonti) e le “AI Overviews” di Google, quindi non basta il “primo link”: serve essere citati come fonte nella risposta. Spiegato facile: scrivere contenuti in forma domanda‑risposta, con dati chiari e verificabili, aiuta gli algoritmi a capire cosa citare, mentre autorevolezza esterna e segnali di fiducia restano decisivi.

Una settimana, un risultato: scegliete le 10 domande più frequenti dei clienti e create risposte brevi e precise con markup dove possibile, curando E‑E‑A‑T (Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità) per aumentare la citabilità nelle sintesi. Poi misurate oltre i clic: monitorate quando compaiono menzioni nelle AI Overviews e seguite la crescita del traffico “di marca”, che spesso indica visibilità e fiducia in aumento anche se i clic organici tradizionali oscillano.​

LinkedIn è un canale privilegiato: come rimanere ingaggianti nel B2B con feed e assistenti di scrittura “AI first”?

Gli assistenti di scrittura aiutano a velocizzare la bozza, ma l’attenzione la vincono idee chiare, esempi concreti e insight che non si trovano altrove, presentati con tono coerente e umano, dichiarando quando opportuno l’uso dell’IA per trasparenza. Una strategia semplice e potente usata dai creator di riferimento: scegliete una nicchia riconoscibile (associazione chiara con nome/volto/brand), pubblica con costanza (anche nei weekend per una crescita più rapida) finché costruite i primi migliaia di follower, e coltivate i commenti lasciando sempre qualcosa di utile, non solo grazie per il like.

Per ottenere bozze migliori, il prompt design aiuta se dichiarate obiettivo, tono, audience e punti dati, chiedendo 2‑3 varianti. Importante: fate sempre fact‑checking prima della pubblicazione per mantenere qualità e coerenza editoriale. Infine, valutate il successo da commenti, salvataggi e risposte qualificate più che dalle sole visualizzazioni, perché sono i segnali che anticipano conversazioni e opportunità reali.